E’ che io non ho mai vissuto veramente la mia famiglia. Voglio dire quel modo di uscire tutti insieme, le vacanze, uscire a cena fuori, percepire quell’unità che ora mi sembra di vedere in queste persone che stanno partendo. New York, per la maratona, due genitori e due figli. Non che la superficie voglia dire poi molto ma spesso dice tutto quel che c'è dietro, anche una superficie apparentemente perfetta s'intuisce nasconde incrinature. Volevo dire di quelle superfici da cui si percepisce la verità sorridente, schietta, pura. Prima che morisse di mio padre ho solo un ricordo nitido, di ritorno dal mare a cavalcioni sulle sue spalle, per il resto i ricordi sono sfocati, si confondono gli uni agli altri, si accavallano le immagini in puzzle incomprensibile.
E’ che mia mamma si è spaccata in quattro per darmi tutto quel che volevo, per farmi studiare, ha dato tutto per i figli. Non so se sarei capace di fare altrettanto. Quello che non voglio è che la chiara senta quel che ho sentito io.
E’ che stanotte ho sognato qualcosa che non ricordo perfettamente, solo l’ultima immagine, quella immediatamente precedente il risveglio..uscivo da casa e scendevo le scale, mi fermavo nel primo pianerottolo che incontravo e guardavo giù, dietro l’ascensore sentivo presenze inopinatamente materializzate, vestite con una tunica bianca con cappuccio, solo fessure per gli occhi. Questa immagine mi ha ricordato un vecchio sceneggiato (si chiamava così tempo fa’..), la contessa di Carini, la cui unica immagine indelebile è di queste figure inquitanti, bianco candido con fori neri come la pece al posto degli occhi.
E’ che oggi ho messo delle calze color prugna, il tempo sembrava buono ma appena uscito da casa è venuta giù pioggia incessante. Anche la nebbia stamattina copriva quel bellissimo campanile vicino il giardino botanico. Al giardino botanico, dietro il chiostro di San Pietro, la mattina presto c’è atmosfera irreale, dal davanzale in pietra scura si vede tutta la piana, si vedono i monti sibillini, anche quando c’è nebbia, che poi con la nebbia sulla piana lo spettacolo è magnifico, una distesa soffice e bianca da cui si stacca il verde delle colline e dei monti. Non che abbia il pollice verde ma passare tempo a guardare tutte quelle piante mi piace, sarà forse il silenzio o tutte quelle scritte che spiegano il significato cosmico delle piante, le energie che sembra sprigionino, non so ma mi piace. E’ che in questi giorni è sempre tutto grigio il cielo ma i colori sono sempre vividi. A me piace come tutti questi colori non svaniscono mai, anche in giornate bruttissime.
E’ che spesso io rispondo “perché si”, mi piace il tono perentorio, l’apparente definitività del senso di quella risposta. Invero i perché ci sono sempre, reconditi ovvero evidenti e palesi ma ha un gusto particolare dire “perché si”, si impasta quasi la bocca, si riempie di un senso inderogabile. E’ come se quel suono definitivo diventi legge imprescindibile. Perché si.

E’ che oggi mi sono svegliato all’alba, a me fa l’effetto opposto l’ora legale che già
normalmente mi sveglio presto.. oggi un brasato al marzemino, cottura medio lunga, poi ho preparato un purè che con il brasato ci sta di un bene.. non contento ho pensato che forse avrei potuto anche fare uno sformato, di cavolfiore, per stemperare quel gusto un po’ così ho aggiunto delle acciughe e della besciamella con noce moscata e pepe. Il vino è stato Ser Lapo, un chianti riserva che aveva un bellissimo colore che ricordava le arancie scure, profumi eterei e concentrati, davvero un gran bel vino che avevo in cantina da tempo.
Forse dovevo andare a correre invece di star qui a cucinare?
Ora esco. Sole e vento qui. Giochi per la chiara tra un po’.

E’ che oggi è sabato, bellissima giornata, calda, sole che illumina la casa, i muri bianchi riflettono la luce ovunque, ogni particolare risalta vivido. Ho mondato diverse verdure, carote, sedano, cipolle, poi la carne legata e il vino rosso; ho usato un marzemino, vino citato da un gran musicista, vino elegante si dice, si addice perfettamente a me, elegante e colto (!!!). Una variante questa, di solito si usa il barolo per il brasato ma a me piace sperimentare, cambiare, sostituire per provare se vengono fuori sapori e profumi diversi. Poi della cannella, chiodi di garofano, bacche di ginepro, due foglie di salvia sbriciolate, noce moscata, poi, non del pepe nero ma rosa, pepe rosa dal profumo tenue. Anche due gocce di aceto balsamico, non il tradizionale, non ce l’ho ma il balsamico di modena. Sensuale il profumo di tutti questi ingredienti. Lascerò in marinatura fino a domattina. Devo decidere che vino bere. Mi stuzzica una bottiglia che ho da tempo, Ser Lapo riserva 1994 di Castello di Fonterutoli, ora non esiste più questo vino, dovrebbe chiamarsi Castello di Fonterutoli. Potrei anche bere un teroldego che per affinità territoriale con il marzemino dovrebbe riuscire più che gradevole. Decido domani.
Capezzolo depresso
Color concetto
Carmela impudica
Ho il cazzo corto
“L'anima libera e' rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perchè provi un senso di benessere,quando gli sei vicino.”
Cazzo duro
Mattoni crudi
Significato corto di miopia
Ma chi mai mi cerca con queste chiavi? Capezzolo depresso?? I miei non sono depressi!! Carmela impudica?? Ho il cazzo corto..ahahahahahahah.. Indovinato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mattoni crudi!!!
Sono basito.
Anche della cattiveria gratuita. Soprattutto di quella.

E’ che non è che sia a favore della pena di morte, mi repelle il pensiero che si possa decidere della vita di un uomo, anche se si è macchiato di delitti efferati, non riesco a pensare che la legge del taglione sia l’unica soluzione alla criminalità, orripilante l’idea della morte provocata. Però vacillo in questa mia convinzione quando sento che un tipo ha violentato una bambina di 4 (QUATTRO!!) anni. La Chiara ha quattro anni. QUATTRO. In realtà non vacillo, mi arrogo il diritto di pensare e decidere che certe persone, definizione impropria invero, non dovrebbero avere diritto alla vita. Alcun diritto alla vita.
Oggi ho preparato funghi porcini, non erano freschi, ho utilizzato quelli essiccati, lasciati ammorbidire nel latte. Ho fatto una salsa con funghi porcini compensata con un po’ di toma piemontese, toma tre latti dall’intenso profumo, ne ho messa poca, solo per rendere la salsa più morbida per la quale ho anche utilizzato il latte usato per ammorbidire i funghi. La pasta, maccheroncini di Campofilone, fili quasi inconsistenti, profumati, di un bellissimo colore. Fritti per qualche secondo diventano rigidi (fritti, si..), poi li ho cotti nella salsa allungata con un brodo vegetale. Insolita modo di cuocere la pasta? Di certo ma poi la cottura è stata molto celere, sei minuti, un’amalgama perfetto con la salsa. Avevo preparato anche delle bruschette spalmate di gorgonzola. Con le bruschette ho bevuto un’ottima Vernaccia di Cannara, con la pasta un Montepulciano d’Abruzzo, ottimi profumi e bel gusto. Ho cucinato di nuovo oggi. Mi piace cucinare. Ovviamente anche mangiare. Ancor più bere vino.

E’ che io non riesco a sentire alcun senso di appartenenza. In senso lato intendo, è come se avessi lacerato i legami in passato, come me ne fossi liberato senza che avessi il senso di aver reciso nulla. Forse hanno reciso altri per me. Ora non ho radici, in ogni senso, potrei essere ovunque senza per questo sentire mancanze. Come se avessi un meccanismo inconscio che mi dice “ sei qui ora, il resto, il passato, non esistono”. Non so se mi piace tutto questo.
E’ che quando ero piccolo associavo il treno a viaggi a roma con mia mamma, avevo 9 anni, poi 10, viaggi non lunghi, poi il tram, poi autobus fin quell’ospedale che talvolta è alla ribalta delle notizie di cronaca perché ospita il sommo idiota pontefice. Ho sempre viaggiato in treno sino a che ho finito di studiare, poi ho avuto la nausea di quelle carrozze fatiscenti, maleodoranti, stracolme di gente che era lì solo per necessità. Per anni non ho più preso un treno, repulsione a pelle. Da qualche tempo la mia visione è cambiata, mi piace prendere il treno per muovermi, mi piace partire dal centro della città ed arrivare nel centro di un’altra città. Mi piace come quel viaggio sospende l’essere in due posti diversi senza quelle ricerche della strada giusta, dei parcheggi, del girare a vuoto. Mi piace passare il tempo del viaggio a guardare gente che sale e poi scende, che parla, che ascolta, che guarda annoiata, che dorme. Mi piace quel tempo immobile in attesa che di quel rumore metallico che precede l’arrivo di quelle fila di casette di ferro viaggianti. Mi piace quel rumore costante, quel vociare interminabile amplificato dagli spazzi immensi di alcune stazioni. Vorrei rendere tutto immobile e silenzioso per guardare tutti contemporaneamente. Cambiare colore e suoni.

E’ che sono ottimista, lo sono davvero, ho sempre una visione positiva e bella di quel che vorrei accadesse, di quel che non si vede ma si.. non guardo il lato buio, quello nascosto e subdolo, guardo sempre con sorriso tutto, con occhi pieni di voglia di vedere e sentire, con il pensiero che quel che vorrei accadesse sia solo positivo.. è che al contempo sono molto inflessibile con me stesso, irriverente e intrattabile.. è che a me il mio cazzo piace da morire.. mi piacciono le vene a rilievo, la pelle liscia, l’istantaneità.. che il nesso non esiste ma forse si..

È che ieri ho cucinato. Chi se ne frega potrei dire io stesso. Invero mi capita spesso di farlo la domenica, mi piace il tempo della domenica mattina passato a faccendare in cucina. Era una pasta di gragnano, candele, una pasta lunghissima e spessa. Ho fatto un ragù, o ragout che dir si voglia, con carne mista, cotto a lungo. Ho fatto una besciamella mantecando per circa venti minuti, con noce moscata e pepe nero. Fatto cuocere la pasta non completamente poi alternato ragù pasta e besciamella e messo tutto in forno. Una pasta al forno croccante e gustosa. Ho aperto una bottiglia di barbera, bel colore, buoni profumi ma nulla di trascendentale. Poi c’era un cielo incredibile e un vento gelido. Avevo messo una giacca verde sottobosco ma ho sofferto quel vento gelido insinuante. C’era folla in giro, tutti a mendicare pezzi di cioccolata dispensata gratuitamente. Folla e freddo. Non un bell’abbinamento.
Ho cucinato io ieri.
A volte, troppo spesso ultimamente, mi sveglio nel pieno della notte, nessun
rumore intorno se non lievi respiri, il led rosso dello stereo unico punto di luce nella stanza, no, anche lieve luce dalla finestra non completamente serrata. Mi sveglio, non so il perché. A volte mi metto a leggere fino a mattina, altre seguo i pensieri, quel flusso che arriva, sembra invisibile poi improvvisamente diventa massa incontenibile. Mi piace come da un pensiero insignificante si snodano scie impensate. Stanotte mi è venuta in mente una vacanza fatta in Bretagna, molti anni addietro. I pensieri non hanno un nesso, anche lo avessero mi sfugge, non riesco in alcun modo a trovare un filo conduttore. I primi erano ansiosi poi mi sono calmato, non so a che proposito, mi torna in mente solo quella vacanza. Faccio sforzi enormi a trovare cose belle in me, come se non avessi diritto ad averne, senza motivo poi. Circonlocuzioni infinite. Forse figure altre. Faccio fatica. Molta.
E’ che mi succede spesso, quasi sempre. Istantanee antiche che si materializzano così, immediate, inopinate, improvvise. E’ che portano dietro tutto quello che erano state, quelle immagini quasi si rimaterializzano, fisicamente intendo, con ogni sensazione, moltiplicata dalla sorpresa. Un suono forse, un odore, uno sguardo fors’anche, un viso dimenticato. È come un gomitolo di lana, tiro piano il filo, lascio andare e tutto si dipana con facilità e sorpresa. E’ questione di un tempo breve, un attimo, tutto si anima, tutto si colora poi svanisce e tutto torna com’era.
